questa parte di bosco
alessandro imbriaco
Lettera
La salita che porta da Ussita a Frontignano è un paradosso temporale. Ogni volta mi sembrava che avesse una lunghezza diversa. Sono sette chilometri. Adesso lo so perché l’ho cercata su google maps, ma se me lo aveste chiesto mentre ero lì, vi avrei dato una risposta sempre diversa, arbitraria e sentita al tempo stesso. Una volta avrei potuto dirvi che erano due chilometri, un’altra volta ne avrei ipotizzati una decina. So anche che avrei usato il mio tono assertivo di quando sono convinto perché non conosco le cose. E io quelle zone non le conosco, non ci ero mai stato prima.Sono venuto a fotografare le vostre vite con la stessa convinzione. Consapevole della mia presunzione, mi sono lasciato andare alla bellezza del paesaggio, alla vostra accoglienza, alla vostra generosa comprensione del mio lavoro, che è essenziale e inutile come sono le cose a cui teniamo.Vi mando tre piccoli libri che ho stampato e assemblato da solo. Ognuno è dedicato a una delle case che mi ha accolto: quella di Michela, Stefano, Diego e Emma quella di Federica, Marco e Viola e poi C.A.S.A., il posto dove ho incontrato Chiara, Patrizia, Peppe e Sara. È un modo per ringraziarvi e per lasciare un segno del mio passaggio. Sono le stesse fotografie che verranno pubblicate sul catalogo della mostra.In mostra, invece, ci sarà una serie fotografica di un posto che mi avete fatto scoprire voi durante la mia residenza: il bosco della parete nord sotto Castelfantellino. Nel bosco sono rimaste alcune pietre delle case crollate dal paese. Queste macerie – quante volte vi ho detto che non avrei mai fotografato le macerie del paese? E alla fine ho fatto proprio questo – sono sospese in bilico sul crinale della collina. A seconda delle stagioni sono rivestite di fiori, muschio, foglie e neve. Il bosco sta incominciando a ricoprirle, a riprendersele, la natura sta facendo il suo corso.Mi ha portato lì Chiara, Patrizia mi aveva consigliato di farci una passeggiata, con Peppe abbiamo spesso parlato di quanto siano pericolose le pietre che cadono, le frane che si sono staccate e continuano a staccarsi dalla parte nord del Bove. Sono le pietre della montagna, le pietre con le quali erano costruite le case, le pietre che si muovono sul vostro paesaggio, sono i segni lasciati sul territorio dall’azione dell’uomo e dall’azione della natura.L’uomo abita un luogo e le pietre si spostano, la terra trema e le pietre si spostano. In questo senso spostare le pietre è un atto di responsabilità, richiede consapevolezza: dove si mettono le pietre? Come si modellano per abitarle? Quante di queste pietre sono stabili sul terreno che occupano?Per fotografare questa parte di bosco ho usato una tecnica di rilievo che ho visto spesso utilizzata negli archivi archeologici. Quando bisognava documentare uno scavo troppo grande per essere contenuto in un’unica immagine, si facevano vari scatti che venivano poi montati in leggera sovrapposizione, nel tentativo di restituire l’interezza dello scavo tramite un collage. Così ho fatto io. Puntando la macchina fotografica verso il suolo ho scattato centinaia di fotografie, tutte allo stesso modo, nel tentativo di restituire l’interezza di questo spazio.In mostra ci sono 240 fotografie, sono accostate l’una all’altra, disposte a griglia. Nelle immagini si vedono foglie, muschi, tane e fiori. Ovviamente ci sono le pietre delle case, a volte evidenti, altre volte meno, perché ricoperte dall’azione del bosco. Spero avrete modo di vederle. Spero che il lavoro vi piaccia, spero di incontrarvi di nuovo presto.Roma, 22 aprile 2021
Alessandro
Alessandro






















